SOGGETTI PRODUTTORI

Gandolfi, Antonio, 1835-1902

ID Soggetto produttore: ITBO0304SP177

Tipologia: Persona

Forma autorizzata del nome: Gandolfi, Antonio, 1835-1902

Altre forme del nome: Gandolfi, Antonio <1835-1902> (SBN)

Date di esistenza: Carpi, 20 febbraio 1835 - Bologna, 20 marzo 1902

Funzioni, occupazioni e attività: Militare, politico, esperto e scrittore di cose militari, ufficiale dell'esercito del Regno di Sardegna (1859) e in seguito del Regno d'Italia, deputato del collegio di Carpi (dal 1874) e poi di Modena, Governatore civile e militare della Colonia Eritrea (1890-1892), senatore (dal 1901).

Biografia: Antonio Gandolfi nacque il 20 febbraio 1835 a Carpi, da Giovanni Battista e da Elisabetta Ferrari Corbolani. Compì gli studi ginnasiali a Carpi e il liceo a Correggio. Avendo dimostrato una notevole inclinazione per le scienze matematiche, Gandolfi si dedicò a tali studi presso l'Accademia militare di Modena, ove ottenne il grado di cadetto nel 1853, laureandosi poi nel 1858 in Ingegneria presso l'Università di Modena. Nel maggio del 1859 si recò in Piemonte ed entrò, su consiglio del carpigiano generale Manfredo Fanti, presso la Scuola di Ivrea. Dopo l'armistizio di Villafranca (8 luglio), sempre su consiglio del generale Fanti il giovane Gandolfi si spostò a Modena, ove aderì al governo provvisorio proclamato da Luigi Carlo Farini; in settembre fu nominato sottotenente del Genio nelle truppe dell'Emilia. Entrò quindi nell'esercito del Regno di Sardegna, poi nazionale, partecipando alle campagne risorgimentali del 1860-1861, del 1866 e 1870 e percorrendo rapidamente i gradi della carriera militare: aggregato nel Corpo di Stato Maggiore nel 1864 e passato ad effettivo nel 1866, dopo la nomina a Maggiore nel dicembre 1871 gli fu affidato per due anni il comando del 2 Battaglione del 71 Fanteria, Brigata Puglie; promosso Colonnello all'età di 45 anni, ebbe il comando del 3 Reggimento Fanteria, Brigata Piemonte. Nel 1888 divenne Maggiore Generale. Nel Corpo di Stato Maggiore fu per tre anni Maggiore e Tenente Colonnello Sotto Capo di Stato Maggiore del Principe di Piemonte e per un anno del Duca di Aosta, nel periodo in cui questi erano titolari del VII Corpo d'Armata (Roma). Tra i pochi generali in possesso della laurea, Gandolfi non fu soltanto militare, ma anche politico. Fino dal novembre 1870 fu proposta la sua candidatura a deputato del Collegio di Carpi; egli tuttavia non accettò, "dichiarando ai suoi amici che la stima ed amicizia che lo legavano al colonnello Araldi (allora deputato di questo collegio) non gli permettevano di presentarsi come suo competitore". Gandolfi fu eletto deputato della Sinistra nel 1874, a Carpi, a seguito della rinuncia da parte del colonnello Araldi, che lo aveva raccomandato agli elettori, e in seguito a Modena, dalla XII alla XVII legislatura. Nel programma reso pubblico nel 1874, all'epoca della prima candidatura, Gandolfi si faceva propugnatore del decentramento e di riforme dei sistemi tributario e amministrativo. Fu relatore del Bilancio del Ministero della Guerra per alcuni anni (1877-1879, 1883); del Bilancio dei Lavori Pubblici nel biennio 1882-1883. Durante la sua attività parlamentare presentò quattro relazioni alla Camera su altrettanti Bilanci della Guerra (anni 1878, 1879, 1883), due relazioni sul Bilancio dei Lavori Pubblici (anno 1883), due relazioni sulla formazione della carta topografica generale d'Italia (anni 1875, 1878), due relazioni sulla chiamata della classe di leva (anni 1876, 1877), una relazione sulla Circoscrizione militare del Regno (1877), una relazione sulla classificazione di alcune strade provinciali e nazionali (1883), ed altre su progetti di legge di minore importanza. Dotato di eloquenza e di una salda preparazione negli studi tecnici (militari e geografici), negli anni Settanta si distinse attraverso la redazione e la pubblicazione di interventi sull'ordinamento della difesa dello Stato. Staccatosi dall'area governativa dopo il 1883, si schierò contro il trasformismo di Depretis e con l'area della Pentarchia, entrando dal 1887 nell'area crispina. Nel giugno del 1890 Francesco Crispi, presidente del Consiglio, lo nominò Governatore dell'Eritrea, al posto del generale Baldassarre Orero (sostituito per dissidi con il governo), suscitando presso le alte gerarchie militari maggiormente vicine al Ministero della Guerra il timore che la nomina comportasse decisi cambiamenti negli indirizzi di politica coloniale. Gandolfi era giunto nella Colonia, fondata da pochi mesi e dai confini ancora incerti, con il mandato affidatogli da Crispi di portare avanti una politica leale nei confronti di Menelik, sdegnato per l'interpretazione italiana del controverso articolo 17 del Trattato di Uccialli (1889). Tuttavia, anche il tentativo compiuto dal diplomatico italiano Pietro Antonelli per arrivare ad un compromesso si tradusse in un fallimento. Caduto il governo Crispi (31 gennaio 1891), con il nuovo presidente del Consiglio Antonio Starrabba di Rudinì si ritornò, dopo un periodo di prevalenza della "politica scioana" a sostegno di Menelik, alla "politica tigrina" di appoggio ai capi del Tigrè, vassalli ma rivali dell'imperatore. Tale indirizzo fu condiviso e auspicato da Gandolfi, che iniziò a porre le premesse per l'organizzazione di in incontro sul fiume Mareb con i capi tigrini. Il "Convegno del Mareb" si tenne tra il 6 e l'8 dicembre 1891 concludendosi non con una alleanza ma con generici accordi per contrastare i nemici comuni, e rivelandosi ben presto come un errore, essendo stato, tra l'altro, inteso da Menelik come un atto di ribellione. Durante il governatorato Gandolfi non ottenne buoni risultati né dal punto di vista politico-diplomatico né in campo amministrativo, in quest'ultimo caso anche a motivo dei difficili rapporti con colleghi e sottoposti, in particolare con il commissario per la colonizzazione barone Leopoldo Franchetti, per questioni di competenza, e con il vice-governatore e comandante delle truppe, Oreste Baratieri. Gandolfi mantenne l'incarico fino al 28 febbraio 1892, quando su sua richiesta venne esonerato. Egli aveva ritenuto di vedere, nelle "convergenti opposizioni che venivano da Massaua e da Roma" al suo operato, i segni di una sorta di complotto o "fronda" in cui si coagulavano gli interessi di personaggi alquanto diversi, principalmente militari, avvocati e commercianti, ma che sostanzialmente miravano ad un maggiore espansionismo della Colonia. Della propria esperienza eritrea Gandolfi lasciò un lungo memoriale in forma di epistolario, scritto probabilmente dopo 1896 e rimasto inedito, che intitolò Il Governo Civile e Militare in Eritrea (dal giugno 1890 al marzo 1892). Lettere del generale A. Gandolfi. Le accuse di cui egli fu oggetto (tra cui anche quella di aver ordinato fucilazioni ed incendi di villaggi) non compromisero però il proseguimento della carriera militare dopo l'esonero dalla carica ed il ritorno in Italia: nel dicembre 1892 assunse il comando della Brigata Friuli, per poi passare, sette mesi dopo, al comando della Divisione militare di Bari e, a breve distanza di tempo, ad assumere il grado di Tenente Generale. Nel 1895 fu a capo della divisione militare di Genova, poi di quella di Bologna; successivamente (1898) ottenne il comando del XII Corpo d'Armata a Palermo e infine del VI a Bologna. Durante gli anni successivi alla conclusione del governatorato Gandolfi mantenne un silenzioso riserbo su tale esperienza e più in generale sulla politica coloniale, fino al 1895 quando pubblicò in forma anonima lo scritto La nostra politica africana. Timori e speranze di un ex funzionario eritreo, che conteneva dure critiche alla politica espansionistica di Crispi e di Baratieri. Il 21 novembre 1901 fu nominato senatore. Morì a Bologna l'anno successivo, il 20 marzo 1902. Nel corso della sua lunga attività militare era stato insignito della medaglia al valor militare, della Commenda dell'Aquila Rossa di Prussia, della Croce di Ufficiale della Legione d'onore della Repubblica francese, della Croce di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro, della Croce di Ufficiale della Corona d'Italia, della medaglia commemorativa per le guerre d'Indipendenza, della medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia.

Fondo archivistico/raccolta:
Antonio Gandolfi

Altre risorse collegate:
- BCABo, fondo speciale Cesare Zanichelli, busta VIII, fasc. 24: 38 lettere di Antonio Gandolfi agli editori e tipografi Nicola Zanichelli e Cesare Zanichelli
- BCABo, fondo speciale Collezione degli autografi: XXXI, 8.439-8.444, 1 lettera (1896) di Gandolfi a Cesare Zanichelli e 5 lettere (1889-1892) di Gandolfi al giornalista Ugo Pesci; XCVI, 22.946, 1 lettera di Antonio Gandolfi ad Alberto Dallolio
- Museo civico Giulio Ferrari di Carpi, Collezione risorgimentale, fondo Gandolfi: armi, medaglie, onorificenze, pubblicazioni a stampa e una cartella di 53 documenti appartenuti ad Antonio Gandolfi, in parte di provenienza non identificata e in parte donati dai figli di Gandolfi nel 1935
- Eritrea 1885-1898. Fotografi, generali e geografi sulle sponde del Mar Rosso. Gli inizi della politica coloniale italiana (mostra online)

Date di redazione/revisione: 2021
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